La magia dietro Nike Air Presto

LA MAGIA DIETRO NIKE AIR PRESTO

All’inizio del 2000 “Shady Milkman” e “Rogue Kielbasa” sembravano più nomi di eccentrici piatti su un menu che i soprannomi  di innovative scarpe da running. Ma questo accadeva prima dell’arrivo di una campagna pubblicitaria irriverente che, ideata per sottolineare la natura rivoluzionaria della nuova arrivata Nike Air Presto, insinuava nozioni legate alle calzature performance nelle teste di tutti. L’approccio originario di Presto poteva apparire provocatorio, ma linnovazione legata alla storia della silhouette, iniziata quattro anni prima in Corea, era una cosa seria.

1996

Mi trovavo in Corea per un meeting di produzione” ricorda Tobie Hatfield, Nike Senior Director of Athlete Innovation, che al tempo lavorava allo sviluppo prodotto footwear, “e a tutti venne dato un paio di scarpe lanciate di recente. Quando calzai la scarpa e mi alzai in piedi, la scarpa si allargò in corrispondenza della caviglia.

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Il primo prototipo di quella che sarebbe stata la Nike Air Presto (1996).

Il suo fit quasi perfetto  riportò alla mente di Hatfield un feedback ricevuto di recente in occasione di un focus group. I runner che vi avevano preso parte avevano due fondamentali esigenze: la prima, non volevano che i loro piedi combattessero contro le scarpe che indossavano, ritenendo dunque fondamentale la questione del fit; secondo, desideravano indossare scarpe che offrissero la stessa sensazione di comfort di una ciabatta. Così Hatfield iniziò a progettare una scarpa che fosse in grado di conferire una calzata e comfort senza precedenti. Immediatamente, presi carta e penna, realizzò dei bozzetti che diedero vita ad un prototipo che presentava quello che Hatfield chiamò “V-notch” (apertura a V), un’area intagliata nella caviglia pensata per migliorare la calzata.

Non volevo testare direttamente il prototipo perché ritenevo fondamentale ricevere un feedback spassionato,” dice Hatfield. “Così chiesi ad un collega di provarla. Ma ero preoccupato di una cosa: il prototipo era una misura 9 US mentre il mio colelga vestiva un 11.

Ma Hatfield non doveva preoccuparsi; colui che la indossò non fece osservazioni sul fit della scarpa, fu anzi scioccato dal fatto di riuscire a calzare una scarpa che fosse di due misure più piccola della sua. “Oltre ad aver voluto migliorare il fit nel acctallone, l’apertura a V sulla caviglia allentava la tensione sul collo e faceva sì che la scarpa si allungasse,” spiega Hatfield. La performance del prototipo fu una rivelazione. Se un runner con l’11 riusciva a calzare un 9, allora forse Nike avrebbe potuto ripensare all’intera scala taglie.

Non facciamo mezze misure per le nostre T-shirt; abbiamo la small, la mediaum e la large,” dice hatfield. “E se facessimo la stessa cosa con le scarpe? Se mettessimo a disposizione dell’atleta un range di misure come per l’abbigliamento?

1998

Quando Hatfield tornò all’headquarter di Nike in oregon, nel 1997, continuò a lavorare al progetto affiancato da un team di designer. Il frutto di questo lavoro fece la sua comparsa per la prima volta sul mercato nel 1998 con il lancio della Nike Air Gauntlet.

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Nike Air Gauntlet (1998)

La scarpa da running presentava in modo evidente un intaglio a V insieme a uno strato di mesh stretch sull’avampiede e a una clip di supporto a molla in acciaio in corrispondenza del tallone che poteva essere allargata o stretta da chi la indossasse per customizzare il fit. Un interno potenzialmente privo di cuciture conferiva un comfort superiroe. “L’obiettivo era avere una scarpa priva di cuciture e customizzabile,” dice Hatfield. “Quando combini intaglio a V e clip sul tallone, il piede può muoversi e comportarsi in modo più naturale.

1999

Con l’obiettivo di estendere il concept al runner d’elite, Hatfield e il suo team concepirono la Nike Air Zoom Drive, che venne lanciata nel 1999. La scarpa presentava uno scollo più tradizionale ma manteneva un interno privo di cuciture simile e mesh stretch sulla tomaia. Anche la clip sul tallone era riproposta, ma questa volta incorporata nella struttura della scarpa. La Zoom Air visibile, una tecnologia relativamente nuova al tempo, metteva a disposizione dei runner un sistema di ammortizzazione reattivo.

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Nike Air Zoom Drive (1999)

La Air Zoom Drive era una scarpa da running ad alta tecnologia e velocità,” ricorda hatfield. “Ma era comunque costruita sugli stessi principi di comfort e fit che erano stati i pilastri del progetto originale.

2000

Il concept della Air Presto nacque quel fatidico giorno del 1996 in Corea. Ma fu solo nel 2000 che la scarpa diventò realtà. L’ultimo ostacolo da superare riguardava il materiale ideale per la realizzazione della tomaia.

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Uno dei primi sketch della Nike Air presto.

La Nike Air Huarache aveva una tomaia in neoprene, che aveva una grande elasticità ed era dotata di ammortizzazione,” racconta hatfield. “Ma il neoprene nasce per mantenere il calore, il che significa scarsa traspirabilità. Così chiesi al nostro team della sezione materiali se avessero idee in merito alla sostituzione del neoprene con una soluzione ad alta traspirabilità.

La risposta fu lo spacer mesh, un materiale utilizzato principalmente nell’industria medica. Non solo lo spacer mesh è altamente traspirante ma può allungarsi in tutte le direzioni, caratteristica ideale per una scarpa che voglia garantire quella flessibilità consentita dall’intaglio a V del primo prototipo di Hatfield. “Con lo spacer mesh potevamo rendere l’intaglio a V meno evidente ma senza sacrificare l’elasticità della scarpa”, afferma Hatfield. Riflettendo la visione iniziale di hatfield, la scarpa fu sviluppata su una scala taglie che andava dalla XS alla XL, quasi fosse la misurazione “T-shirt per il piede”. Il supporto necessario al piede veniva garantito da una “gabbia” in corrispondenza della metà del piede e da un rinforzo del tallone, mentre un para urti per le dita ne aumentava il comfort. La scarpa era pronta ma aveva bisogno di un nome.

Avemmo l’idea di chiedere il supporto dei team di design e sviluppo,” dice Hatfield. “Pendo che ricevemmo oltre 300 proposte, una delle quali fu Presto Magic. Quando indossi la scarpa, calza in modo tanto perfetto che è quasi come se un mago esclamasse: ‘Presto’.”

A seguire, Nike portò quel processo non convenzionale di scelta del nome alle colorazioni per la silhouette. C’erano la “Catfight Shiner” e la “Trouble at Home”, la “Abdominal Snowman” e la “Rabid Panda”, ognuna delle quali era accompagnata da divertenti illustrazioni che conferivano ancora più carattere alla scarpa.

Le pubblicità della Nike Air Presto comparvero sia sui giornali che in televisione, con spot televisivi che, negli anni, diventavano sempre più d’avanguardia. Nei 16 anni che hanno seguito il suo lancio, la Nike Air Presto è stata indossata da runner d’elite, inserita all’interno di gallerie d’arte ed è diventata un simbolo dello stile sportivo. E il suo impatto all’interno di Nike è stato indubbiamente profondo; le sue caratteristiche di leggerezza, adattabilità del fit e minimalismo nella costruzione hanno accelerato il processo di sviluppo, da parte del team di design, del concetto di natural motion. “Le persone mi chiedevano continuamente: ‘Perché non facciamo la Presto 2?’ “ dice Hatfield. “E l’abbiamo realizzata. Si chiama Nike Free.” Infatti gli amanti della Presto originale ora hanno a disposizione una vasta gamma di opzioni tra le quali scegliere, che include numerose silhouette Nike Free e la Nike Air Presto Ultra Flyknit che, come silhouette fashion, fa ripensare interamente la propria concezione di Presto, ma che come l’originale, è in grado di instillare una felicità immediata.

 

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