Martin Margiela, quando l’arte incontra la moda.

Cancellare al fine di creare.

In uno degli articoli precedenti abbiamo già accennato su come qualcosa di terribilmente materialista come la moda finisca per diventare astratta e concettuale. Ci pare quindi il caso di citare la mente creativa di Martin Margiela, fondatore dell’omonima casa, che dopo il suo abbandono dal trono di direttore artistico ha preso il nome di Maison Margiela. In lui troviamo il melting-pot di movimenti artistici contemporanei che si fondono per dare vita a capi considerabili delle vere e proprie opere d’arte.

Pervaso da una sorta di cromofobia, ripudia il colore in tutte le sue sfaccettature, facendo largo uso del bianco considerato come “zero”. Ma questo ha un ruolo diverso, non è come in matematica l’elemento nullificatore, al contrario, c’è una sorta di flusso vitale che scorre attraverso ogni fibra dei tessuti selezionati dallo stilista. E quando si parla di vita nei capi di Margiela lo si intende nel vero senso della parola: per una sua collezione (mai andata in commercio per ovvi motivi), decise di far proliferare sui capi intere culture di batteri che conferivano all’indumento sfumature non riproducibili artificialmente.

In linea con un credo coerente e globale, l’universo margielano è interamente propenso a igienizzare tutto ciò che gli orbita attorno, partendo dai suoi atelier che rimandano ad un ambiente fresco fresco di trasloco: scatole su scatole che nascondono chissà-cosa, teli che ricoprono mobili, porte murate e scale che non portano da nessuna parte, spalmate di vernice destinate a creparsi, mostrando i segni di un invecchiamento inorganico. Tutto è celato da questo velo candido, velo che ricopre addirittura la sua stessa identità, una sorta di aura che rende l’Uomo sempre più un Mito. 

Pioniere della moda, astronauta che fluttua in uno Spazio che va dal biomorfismo di Kandiskij, passando per il decostruttivismo di Ghery, fino ad arrivare al ready-made di Duchamp.

Un mix così eclettico che molte volta appare come un pot-pourri vago e privo di personalità, ma che nel caso di Margiela ci aiuta a definire l’identità impareggiabile di chi ha fatto della moda il proprio capolavoro.

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