NIKE AIR MAX DAY 2015 – Evolution of Visible Air

Marzo è il mese in cui si celebra il compleanno della nascita di Nike Air Max, e a partire da oggi, noi di Black Flag insieme a Nike, vi accompagneremo alla celebration globale di Air Max Day 2015 il prossimo 26.03, con una serie di storie inedite sulla nascita della rivoluzionaria tecnologia AIR.

-Evolution of Visible Air-

ANATOMY OF AIR

Le parole Nike Air non suonavano del tutto nuove nel 1987. I runner avevano già familiarità con i benefici di questo sistema di ammortizzazione, apparso per la prima volta nel 1978 con la Nike Tailwind. Ma il mondo non avrebbe preso parte alla rivoluzione del sistema di ammortizzazione ad aria fino a quando Nike Air non fosse diventato piu’di una sensazione. Un passo in avanti avvenne quando il designer di Nike Tinker Hatfield cercò di visualizzare quella sensazione, dando vita alla serie di Air Max – frutto del suo lavoro – che avrebbero cambiato per sempre il futuro delle sneakers.

Ma la storia dell’aria visibile non ha avuto inizio con il design di Hatfield. Infatti, tutto comincia quando David Forland, Nike Director of Cuschioning Innovation, si unì al team nel 1985. Per molti aspetti, Forland è il maggiore esperto al mondo in fatto di aria visibile. Il suo lavoro si è concentrato sul portare questa tecnologia in nuovi territori mai considerati nei passati 30 anni ed è anche stato il primo ad ammettere che la strada che ha condotto a quella che oggi chiamiamo Air Max non è certo stata priva di ostacoli.

All’inizio il punto focale era rappresentato dall’aria visibile. Forland, realizzando ancora a mano prototipi di aria incapsulata, incappò in un momento critico della storia dell’aria visibile quando gli fu chiesto cosa sarebbe accaduto se quella camera d’aria fosse stata ruotata, posizionando le cuciture in alto e in basso anzichè lungo il suo perimetro.

“In quel preciso istante mi si accese una lampadina e pensai tra me e me ‘sì, potrei farlo’. Ho dunque costruito lì, al momento, un nuovo prototipo,” afferma Forland.

E così, il primissimo prototipo di tecnologia visibile Nike Air era nato, con la Nike Air Max 1 come primo modello a metterla in  mostra. Prima di questa presentazione, le Air-Soles divenivano più sottili, non più grandi.

“Le unità di Air-Soles stavano diventando sempre più sottili per semplificare il processo manifatturiero”, ricorda Forland. “ Quello che volevamo fare era iniettare più aria all’interno della suola per ottenere una forte sensazione di ammortizzazione sulla pianta del piede.”

E durante i suoi sforzi per ottenere la percezione sensoriale di un camminata sull’aria, Forland cambiò velocemente il suo approccio.

“Se si guarda alla storia di Air Max, specialmente tra il 1987 e il ’93, una delle principali distinzioni tra un modello e l’altro era rappresentata dal maggior volume di aria utilizzato per un modello rispetto al precedente e, di conseguenza, dalla minor quantità di schiuma.

Durante la ricerca di un maggiore volume dell’air, venne fatta una riflessione: eliminando la schiuma tra la suola esterna e la unità Air-Sole si poteva creare spazio sufficiente per poter aumentare il volume della Air-Sole. Sulla base di questa idea nacque  la Air Max 180, la prima scarpa a presentare una suola ad Air visibile a 180 gradi. E questo non fu certo un compito facile per Forland.

“L’idea era più facile a dirsi che a farsi. La Air max 180 è stata una delle più difficili sneakers Air Max di sempre da realizzare,” ricorda Forland.

A quel punto,  Air Max 1, Air Max 180 e Air Max 90 presentavano tutte delle unità di Air-Sole in corrispondenza del tallone, ma erano tutte inglobate nella suola e non potevano essere viste. Così, continuando la ricerca verso quella scarpa da running nella quale non fosse impiegata schiuma nella costruzione della suola, venne fatta una scoperta epocale. E arrivò nella forma di un metodo di costruzione della Air-Sole detto ‘a soffiaggio’. Impiegata per primo sulla Air Max 93, questa tecnica  consentì la realizzazione di forme di Air-Sole in 3D che non dipendevano dalla pressione dell’aria. Avvantaggiandosi di questa innovazione, la Air Max 95 – che si componeva di due separate unità di Air-Sole realizzate a soffiaggio, fu il primo dei modelli a presentare aria visibile nella parte anteriore della suola.

Nel 1997, venne decifrato il codice per la realizzazione di una Air-Sole a tutta lunghezza  senza carenza di fabbricazione, sviluppo e sforzo di progettazione. Il primo step fu rappresentato dalla creazione di una unità interconnessa di tallone e avanpiede e il successivo di capire come  tenere la pellicola fusa  abbastanza a lungo da chiudere intorno a essa uno stampo tridimensionale a tutta lunghezza.

Dopo aver sbloccato il concetto di air a tutta lunghezza, le idee intorno ad esso sembravano infinite. Nike iniziò a focalizzarsi su altre forme di ammortizzazione tra le quali spiccava la Tuned Air. Questo impiego innovativo del sistema di ammortizzazione ad aria fu presentato per la prima volta nel 1999 con la Air Max Plus e fu una delle prime anticipazioni del concetto che si sarebbe presto evoluto nella Nike Shox.

La forma di innovazione successiva arrivò a partire dal 2006 con Air max 360, che aveva raggiunto l’obiettivo di rimuovere completamente la schiuma dal processo di costruzione della scarpa. Per creare la Air Max 360, il team di Forland impiegò la tecnologia Caged Air come stabilizzatore in sostituzione della stessa schiuma, realizzando finalmente una sneaker Air Max che non ne vedesse l’impiego, 20 anni esatti dopo l’inizio del progetto.

Nonostante l’obiettivo fosse stato raggiunto, questo non mise fine all’evoluzione di Air Max. Nike aveva realizzato il proprio sogno ma non poteva resistere alla domanda su come implementarne la gamma. Per farlo, Forland e il suo team spostarono l’attenzione dall’eliminazione della schiuma nella suola al miglioramento della flessibilità. Impiegando un sistema di costruzione tubolare, delle profonde scanalature flessibili vennero costruite nella Air-Sole della Air Max 2015, dando vita alla più flessibile suola ammortizzata Air Max di sempre.

Dopo questo lungo percorso, Forland ha imparato che l’innovazione non arriva mai senza prendersi dei rischi.

“Ricordo la prima unità Air-Sole realizzata a soffiaggio. Abbiamo lavorato duramente su di essa e non avevamo idea se la gente la avrebbe apprezzata,” afferma Forland. “ Ricordo che mi trovavo in aeroporto nel momento in cui la prima sneaker Air Max veniva lanciata e stavo telefonando a un tecnico in laboratorio quando qualcuno camminò accanto a me indossandone un paio. Lo fissai mentre ero alla cabina telefonica e dissi, ‘Qualcuno le ha comprate. Le vedo andare su e giù proprio in questo istante.’ Grande rischio, maggiore la ricompensa. Per Air Max è andata proprio così”.

Per continuare il percorso celebrativo leggete l’interessantissima  intervista a David Forland

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