NIKE AIR MAX DAY 2015 – Intervista a David Forland

La Nostra Storytelling per la celebrazione di Nike Air Max, continua con l’intervista a David Forland , a capo dello sviluppo del sistema di ammortizzazione Air.

Come è approdato al progetto Air Max?

Sono stato arruolato  nel periodo in cui ha avuto inizio lo sviluppo della tecnologia “visible air”. Non ci è voluto molto a capire che l’azienda era davvero interessata a mostrare la tecnologia Nike Air al consumatore.

Com’è stato lavorare su questo progetto nei primi tempi?

Il primo paio d’anni sono stati caratterizzati da un duro lavoro. Dall’85, finché non abbiamo effettivamente lanciato le Air Max 1 nel 1987, ci siamo dedicati alla ricerca e allo sviluppo, inventando quella che è poi diventata la Air Max. Dopo tutto quel tempo, l’idea si è palesata all’improvviso in un pensiero, proprio come quando al personaggio di un cartone animato compare una lampadina accesa sopra la testa.

Qual è stato il momento di rivelazione nel processo di sviluppo delle Air Max?

Al tempo dovevamo produrre a mano tutti i nostri prototipi di aria incapsulata. Mentre saldavamo a mano un prototipo, un altro designer è entrato in laboratorio e ha chiesto che cosa sarebbe successo se avessi ruotato il cuscinetto in modo che le cuciture si trovassero nella parte alta e in basso, invece che lungo il perimetro. In quel preciso istante mi si è accesa una lampadina e ho pensato fra me e me “Si, potrei farlo.” Ho costruito un nuovo prototipo in quello stesso momento, che includeva la creazione di uno sistema che mi avrebbe consentito di manovrare la pellicola del cuscinetto d’aria in modo da consentirmi di effettuare le necessarie saldature. Ciò in cui ci eravamo imbattuti, e che abbiamo poi creato, era un’unità con l’aria incapsulata con fianchi lisci su entrambi i lati: il primissimo prototipo di ciò che sarebbe poi diventata la tecnologia “Visible Air” di Nike.

Perché il posizionare la cucitura nella parte alta della air unit ha rappresento una scoperta fondamentale?

Quella scoperta ci ha consentito di non avere una cucitura lungo il fianco dell’unità d’aria e ci ha permesso di avere una visuale pulita dell’air. Ottenuto ciò, avevamo soltanto bisogno di capire come sigillare la gommapiuma in modo che non bloccasse il lato della suola ad aria.

Così, questo spiega la parte di storia riguardante il “visibile”. Quando entra in scena il termine “Max”?

Prima della tecnologia “Visible Air”, le suole ad aria come quella presente nella Air Tailwind stavano diventando sempre più sottili per semplificare il processo di produzione. Volevamo ritornare ad iniettare più aria nella suola per ottenere un forte sensazione di ammortizzazione sotto il piede. Era la prima volta che iniziavamo a parlare di questo processo di pensiero definendolo “maximum air”, o “Max Air.”

Quanta pressione entra in un’unità Max Air?

Da quindici a 20 bar è la quantità di pressione che entra nella maggior parte delle unità Air-Sole, Max Air o Nike Air regolari. Come accennato prima, la differenza sta nel volume, non nella pressione. “Max” sta per la massima quantità di aria che possiamo mettere sotto il piede. Se guardiamo alla storia delle Air Max, specialmente dall’87 al ’93, una delle caratteristiche principali che differenziavano ciascun modello rispetto agli altri era che ognuno di essi tratteneva un maggiore volume di aria rispetto all’ultimo e, al contrario, la minima quantità di schiuma impiegata nella suola. La schiuma si deteriora con l’utilizzo, l’aria no. Per noi la tecnologia Max Air offre il massimo volume di ammortizzazione dell’impatto o, in altre parole, la massima quantità di aria sotto i piedi.

La tecnologia Max Air ha iniziato ad essere posta in risalto e resa visibile soltanto nel tallone. Man mano che la famiglia Air Max faceva progressi, l’aria ha iniziato ad essere visibile anche nell’avampiede. Può descrivere il viaggio verso la visibilità dell’aria in tutta la lunghezza della scarpa?

Lo svelare sempre più  air  è stato per noi la direttiva primaria. I modelli Air Max 1 e 90 erano entrambi muniti di Air-Sole nell’avampiede, ma l’aria era completamente incapsulata e non avevamo modo di rendere l’avampiede visibile con la tecnologia che usavamo per produrre le unità di Air-Sole in quel periodo. Siamo stati lontani dal riuscire a ottenere l’aria a tutta lunghezza della scarpa finché non abbiamo sviluppato la tecnologia a soffiaggio, che fu utilizzata per la prima volta nella Air Max 93.

Che cos’è lo stampaggio a soffiaggio?

Lo stampaggio a soffiaggio è il processo grazie al quale abbiamo potuto creare unità di Air-Sole tri-dimensionali in grado di mantenere la propria forma. Prima di questo, era la pressione dell’aria a determinare la loro forma e le unità si gonfiavano come palloncini. Con questo nuovo metodo, la pressione dell’aria avrebbe soltanto aggiunto alle unità di Air-Sole le proprietà di ammortizzazione. Questo ci ha consentito di produrre le forme necessarie ad adeguarsi alla curvatura dell’avampiede della calzatura. La prima volta che l’abbiamo utilizzato è stato nella Air Max 95, che presentava ancora due unità di Air-Sole separate. Una volta arrivati fin qui, l’unico passo che rimaneva da fare era l’aria a tutta lunghezza.

Che cosa può dirci riguardo alle Air Max 180? Esse presentavano una suola ad aria davvero unica, com’è stata concepita?

Le Air Max 180 sono state fra le più difficili sneakers Air Max da creare. Sono state ideate con lo stesso tipo di tecnologia a tubolari che abbiamo utilizzato nelle Air Max 1 ma, proprio come con la 90 e la 93, volevamo ingrandire la suola ad aria. L’idea era di eliminare la schiuma sotto l’Air-Sole e unire la suola esterna direttamente alla suola ad aria. L’idea era molto più semplice da esporre che da mettere in pratica. Controllare la geometria della suola ad aria e della suola esterna di gomma trasparente per cercare di unirle in modo efficace è stata una sfida tecnica molto ardua. Inoltre, dovevamo ancora capire come avvolgere la gomma intorno alla finestra per consentire all’Air-Sole di essere visibile a 180 gradi.

Quando avete finalmente ottenuto la Max Air a tutta lunghezza?

Non ci siamo arrivati fino al 1997. In quei due anni abbiamo capito come creare un’unità interconnessa, nella quale il tacco e l’avampiede fossero integrati. Per raggiungere questo risultato abbiamo dovuto inventare un modo per mantenere il film fuso utilizzato per creare le unità di Air-Sole abbastanza lungo da rivestire uno stampo tridimensionale per tutta la sua lunghezza. Un grosso lavoro di sviluppo della produzione è entrato a far parte del processo e, ovviamente, anche una buona dose di design. Dovevamo ancora risolvere il problema di come avremmo interrotto la pressione. Abbiamo creato prototipi a tripla e a doppia pressione che aiutassero a capire quali garantissero corsa e performance migliori. Per farla breve, non è stata un’operazione semplice.

Air Max non si è fermata qui. Che cosa è accaduto, dopo, nella leggendaria famiglia?

Una volta raggiunto il nostro obiettivo di creare una suola ad aria a tutta lunghezza, l’azienda ha iniziato a focalizzare l’attenzione su altre forme di ammortizzazione. Questo proprio nel periodo in cui abbiamo avviato la ricerca e lo sviluppo di Nike Shox. Dal 1998 fino a circa il 2006 abbiamo avuto l’opportunità di divertirci e sperimentare con le nostre Air-Sole. In quel periodo, abbiamo creato alcune interessanti varanti, inclusa la Tuned Air e la Tubular Air. La Tubular Air, come quella utilizzata per le Air Max 2002, è stata sperimentata nella forma e nel numero delle unità per controllare l’esperienza della corsa, mentre la Tuned Air, utilizzata sulle Air Max Plus, era più l’intersezione della meccanica e dell’ammortizzazione ad aria. Immaginiamo una combinazione di Nike Shox e Nike Air. Funziona aggiungendo gli emisferi meccanici al lato mediale dell’unità Air-Sole, che aumentano la stabilità nella calzatura. Ciascun emisfero presenta spessori di parete studiati in modo preciso, che controllano con quale rapidità cede quest’area della suola. Poi sono arrivate le Air Max 360.

Il lancio dell’Air Max 360 ha avuto una portata molto vasta. Che cosa l’ha resa così speciale?

L’obiettivo delle Air Max 360 era cercare di rimuovere completamente la schiuma dalla calzatura in base ad un’equazione. Come dicevo prima, col tempo la schiuma si deteriora, mentre l’aria, al contrario, non perde le sue proprietà. Inoltre, con meno schiuma, possiamo mettere più aria sotto i piedi e anche questo era uno dei nostri obiettivi originali. A questo punto, conoscevamo molto bene gli attributi di performance di Nike Air. Avevamo condotto talmente tanti test negli anni precedenti che sapevamo che ciò avrebbe provocato un grande impatto, fornito una protezione, oltre che una piattaforma stabile, garantendo così una durabilità senza confronti. Ciò che ora volevamo ottenere era la sensazione di cavalcare l’aria. Al posto della gommapiuma nelle 360 vi era un’unità ingabbiata Air-Sole. Infatti, le Air Max 360 erano le uniche scarpe Air Max con Caged Air, utilizzata tradizionalmente nell’applicare la tecnologia Zoom Air. Questa gabbia ha fatto da stabilizzatore al posto della schiuma, consentendoci di creare le nostre prime sneaker Air Max che non ne vedessero l’impiego.

Come ci si sente sapendo di essere stato e di essere parte del team che ha contribuito a rivoluzionare il design delle sneakers?

E’ entusiasmante. Ricordo le prime unità Air-Sole stampate per soffiaggio, abbiamo lavorato duramente per ottenerle e non avevamo idea se le persone avrebbero accolto questa tecnologia. Ricordo di essermi trovato in un aeroporto proprio nel momento in cui è stato lanciato il primo modello di sneakers Air Max. Stavo chiamando un tecnico in laboratorio quando alcune persone mi sono passate vicino indossandone un paio appena  acquistate. Ricordo di averle guardate dalla cabina telefonica e esclamai “Qualcuno le ha comprate: le vedo proprio ora, andare avanti e indietro!” Questo è accaduto prima dell’arrivo dei telefoni cellulari, tanto tempo fa. Proprio l’altro giorno partecipavo ad una riunione sulle Jordan 30 e la persona che teneva la presentazione ha detto: “Ok, pensate a questo: realizziamo Jordan da 30 anni. Ripensate aa che cosa stavate facendo 30 anni fa.” C’è stato un breve silenzio e poi ho esclamato: “Io stavo lavorando alla Jordan 1.”

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