Sneakerhead e Reseller

Il mercato secondario delle sneakers

Camp out, notti in bianco davanti al pc, tanti soldi da poterci fare una vacanza, quanto considerate assurdo e sconclusionato questo tipo di comportamento tipico di un reseller? A molti di voi farà accapponare la pelle, posso capirlo, ma attenzione a giudicare troppo frettolosamente, c’è chi ci campa, e anche piuttosto bene, ma facciamo un saltino indietro.

New york, 22 febbraio 2005, mattinata eufemisticamente freddina che non ferma qualche centinaio di personaggi ragguardevolmente gasati dall’accamparsi di fornte alle saracinesche di “Reed space’s” ad Orchard street. Il motivo? La release delle Nike SB Pigeon Dunk. Solo 150 pezzi prodotti, venduti a 300 dollari l’uno. Qualche arresto, alcuni dei presenti muniti di arma “bianca”, tanta confusione, all’orizzonte un buon investimento.

Gia perchè il giorno dopo la pigeon la si trovava su e-bay a 1000 dollari, oggi 6000!

Di sneakerhead ce n’erano già da tempo, ma per la prima volta, il fenomeno del camp out, dell’hype per una release, del plusvalore che una semplice scarpa poteva generare arrivava in maniera cristallina ad un pubblico molto maggiore di quanto già non lo fosse, qui nasce il reseller. Gli anni seguenti sono un continuo crescere di special release, re-release, signature, collaborazioni e Nike prende in mano il mercato come nessun altro.

Il mercato secondario, ossia il reselling tra privati, assume dimensioni impensabili.

Giusto per dare un’idea, dati del 2015 : negli usa il mercato del reselling ha un valore di 1,2 miliardi di dollari. Nike e Jordan si attestano il 96% delle sneaker vendute in questo mercato, dominazione completa. Il prfitto medio è circa del 33%, in soldoni, solo nel 2015, l’utile dei reseller è stato di 380 milioni di dollari, non male. Nel caso non foste ancora del tutto shockati dalla cosa, sappiate che nello stesso anno negli states, la seconda azienda di sneakers, se si parla di fatturato, era la SKETCHERS (superando Adidas, si è durato molto poco), con un utile di 209 milioni.

Ciò significa che il mercato secondario di Nike (compreso il brand Jordan) ha un valore quasi doppio rispetto al dettaglio della seconda azienda leader negli stati uniti, ed è un mercato non regolamentato, esentasse, al quale chiunque può partecipare. Pensate soltanto a quanto adidas abbia recuperato terreno in questi 2 anni, a quanto questo hype sia cresciuto e che valori possa aver assunto questo far west.La guerra tra sneakerhead duri e puri e reseller non avrà mai fine, sono componenti simbiotici dello stesso mercato, il primo cerca la chicca, il pezzo “unico”, l’altro fa lo stesso, facendo razzia di tutto quello che è disponibile sul mercato per rivenderlo a prezzi da capogiro.

La soluzione? Aumentare la produzione di alcune release speciali? Una maggiore offerta soddisferebbe la crescente domanda,abbasserebbe il prezzo, rendendo però scontenti sneakerhead (in cerca del santo graal), i reseller ( in cerca del guadagno) e l’arbitro, il direttore di gioco, la terza figura che apparentemente sembra fuori dai giochi, ma che è quella che in primis ha organizzato il tutto, con l’operazione di marketing più subdola e geniale di sempre, l’azienda produttrice.

Regolamentare il mercato secondario? Il buon Marc Cuban ci sta provando a suon di milioni elargiti per lo sviluppo di una piattaforma comune che si occupi di riunire tutte queste figure, funzionerà? Non ci resta che vivere.

Per concludere, vi riproporrei la domanda, hanno senso le levatacce? Le code infinite? La ressa, gli spintoni e le occhiaie per un paio di scarpe? Che siate mossi da passione o dal mero denaro, direi proprio di si.

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