“Who the f**k is Stephen J. Shanabrook?”

L’arte per distorcere la moda

File chilometriche. Siti imballati. Tante preghiere. Tutto nella norma quando si tratta di una release del caro e vecchio Supreme. Se prendiamo tutto questo e lo moltiplichiamo all’ennesima potenza, allora otteniamo l’effetto che ha avuto l’uscita fresca fresca di Supreme con Comme des Garçons.

Lasciando da parte per un attimo l’hype e tutto quell’insieme di luoghi comuni su quanto fosse impossibile riuscire ad accaparrarsi qualche pezzo, in questo articolo cercheremo di guardare oltre il box logo stropicciato della collezione fatta in collaborazione con la casa giapponese.

Dietro tutto questo c’è la mente di Stephen J. Shanabrook, classe ’65. Sin dalla sua infanzia ha lavorato in una fabbrica che produceva cioccolato. Dettaglio che può sembrare insignificante, ma dietro il golosissimo dolciume, c’è qualcosa di molto più concettuale. Tema ridondante della sua poetica, Shanabrook prova una sorta di feticismo nei confronti dei mutamenti di questo: si scioglie, muta nella sua forma, vede una sorta di flusso energetico che scorre e cambia lo stampo artificiale dato ad ogni cioccolatino.

Sono i giusti requisiti per poter collocare il gusto mutante di Stephen in una corrente artistica nata in Italia negli anni ’60: l’Arte Povera. Questa prende la materia allo stato brado (grasso, pelle animale, terreno) e la fonde con l’“Electric Lady”, citando Jimi Hendrix, fatta di led, tubi luminosi, fili elettrici e lanciafiamme. Prende l’energia con l’intento di controllarla. 

Ma Shanabrook si spinge oltre la sola Arte Povera, e comincia con una serie di lavori per varie campagne pubblicitarie, che lo renderanno poi famoso in tutto il mondo. Si appoggia quindi ad una in particolare, fatta in collaborazione con Veronika Georgieva, intitolata “Paper Surgery”: l’immagine è presa, stropicciata, sgualcita, appallottolata e buttata via. Come con le immagini di alcuni grandi dittatori contemporanei (Campagna pubblicitaria per Reporters Without Borders in occasione dei 25 anni dalla fondazione, sono state utilizzate foto di Kim Jong-un e Muhammar Gheddafi), così anche le foto delle modelle di Comme des Garçons (Campagna pubblicitaria per la SS-10) sono prese e rovinate, cambiando l’intero punto di vista di un immaginario culturale che vede la moda come rappresentazione massima di una Bellezza assoluta, che molte volte tende a celare i propri lati più crudi.

Nasce così l’idea del box logo stropicciato, girato al contrario e buttato via. La moda che va contro la moda stessa. Una critica all’hype mosso dal massimo concetto di hype dei giorni nostri. Ancora una volta Rei Kawakubo ci ha dimostrato di come la moda possa smaterializzarsi, diventare astrazione, concetto. Discorso alquanto contraddittorio, che ci fa però riflettere sulla natura costantemente bipolare della moda, natura che, appunto, ce la fa amare tanto quanto ce la fa odiare.

Written By
More from Luca Coppola

Z-Boys – The Dark Side of Skateboarding

Dalle onde al cemento Immaginate lo scenario perfetto. California, le spiagge, il...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *